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iL VANGELO SPOGLIATO

 

alcuni brevi estratti

 

…. Il vangelo è molto concreto e lega i sentimenti al comportamento. Non si limita a dare indicazioni di principio, ma spiega anche come fare a metterle in pratica….

 

…. prima ancora d'interrogarmi su come in concreto si potrebbe imparare ad amare, mi domando perché mai si dovrebbe, quali siano le motivazioni a sostegno….

 

…. Se mi chiedo come si fa ad amare, mi accorgo che anche su questo punto la proposta di Gesù è geniale, là dove dice e ripete: «quel che volete che gli uomini facciano a voi, voi fatelo a loro». Una frase che tradotta in esempi pratici significa: ti piace essere amato? Ama! Ti piace essere perdonato? Perdona! Ti piace essere ascoltato, accolto, accompagnato? Ascolta, accogli, accompagna! ….

 

…. l'esperienza mi ha dimostrato che si può imparare ….

 

…. non sono solo i nemici (i cattivi) a doversi convertire, perché dobbiamo convertirci tutti, dobbiamo imparare ad assumere quel che si chiama "atteggiamento innocente", privo di malizie in tutti i sensi ….

 

…. Gesù non propone mai di chiedere perdono, ma invita a perdonare. Si potrebbe anche dire che, secondo l'immagine che descrive, Dio non c'entra con il perdono, perché lo ha già concesso tutto in anticipo. Ma bisogna imparare ad accoglierlo, e solo allora apparirà chiaro che perdonare significa automaticamente essere perdonati, mentre non perdonare equivale, nei fatti, a rifiutare quello che ci viene offerto….

 

…. Porgere l'altra guancia significa offrire sempre nuove opportunità ….

 

…. Perdonare è costruire insieme, è non stancarsi di continuare a porgere l'altra guancia nella fiducia che prima o poi finiranno per stancarsi i fautori dell'occhio per occhio. Perdono è spiritualità dell'incontro, nell'interesse reciproco, è accogliere il positivo di ciascuno per camminare insieme anche quando permangono disaccordi ….

 

i commenti

 

IL VANGELO “SPOGLIATO” DI ANTONIO THELLUNG.

AL CUORE DEL MESSAGGIO DI GESÙ

 

ROMA-ADISTA. Alle soglie dei 90 anni Antonio Thellung continua ad essere un instancabile cercatore. E un teologo di strada che pone e si pone problemi radicali, tentando di aprire percorsi di riflessione, se non di dare risposte.

In questo senso va letta anche la sua ultima “fatica”, Il Vangelo spogliato (Gribaudi, 2019, pp. 108, euro 10; il libro può essere richiesto ad Adista, tel. 066868692; email: abbonamenti@ adista.it; o acquistato presso la nostra libreria online, www.adista.it):

«La parabola discendente della mia vita – scrive Thellung nell’incipit – dura ormai da parecchi anni, e sovente sento affiorare in me delle domande sul mio vissuto. Da qualche tempo, per esempio, mi chiedo perché sono cristiano e mi accorgo che la risposta non è scontata». Thellung parte da una domanda: al di là dei tanti modi di leggere e di interpretare il messaggio evangelico; al di là della figura stessa di Gesù, ora ipostatizzato come “Cristo”, ora demitizzato e riconsiderato come Gesù storico, è possibile «descrivere e sintetizzare quali sono i punti essenziali con i quali bisogna fare i conti, per coloro che vivono, come me, la fede nel quotidiano»? E poi: «Esiste un minimo del messaggio evangelico che sia chiaro, inequivocabile, e possa essere facilmente comprensibile da tutti? Un minimo che offra un imprescindibile punto di riferimento e di confronto per coloro che vogliono dirsi cristiani?».

Il criterio chiave che guida Thellung in questo suo difficile percorso di ricerca dell’essenza del messaggio evangelico viene da un grande teologo del ’900, p. Ortensio da Spinetoli: «È mentre gli chiedevo chiarimenti sulle difficoltà di scegliere tra le contraddizioni delle scritture – racconta Thellung – che mi sono sentito rispondere: “Quello che apparteneva già alla cultura dell’epoca, e che ritroviamo nei vangeli, potrebbe essere attribuito a Gesù, ma potrebbe anche essere frutto del bagaglio culturale di narratori e testimoni. Invece quel che risuona come assolutamente originale possiamo credere senz’altro che sia di Gesù, altrimenti dovremmo attribuirlo a qualcun altro di pari significato e importanza”. Confesso che prima di allora non ci avevo pensato, ma da quel momento è diventato per me un metro di misura che potrei dire di consultare spesso, ogni volta che la grazia mi assiste alimentando i miei interrogativi».

«Non si tratta perciò – spiega Thellung poco più avanti – di selezionare e discriminare le varie parti del vangelo, perché so bene che non lo saprei fare, né mi propongo d’identificare quel che non va, quel che non può essere oggettivamente considerato messaggio di Gesù, cosa che fanno certamente molto meglio di me gli studiosi e gli esperti. Senza alcuna pretesa storico-critica, vorrei tentare semplicemente di mettere in evidenza quel che colpisce il mio cuore al punto, direi, da “costringermi” a essere cristiano».

Nei successivi capitoli l’autore parla dell’amore sconvolgente testimoniato da Gesù, della radicale sequela a cui ha chiamato i suoi discepoli, del messaggio di felicità e riscatto – certamente in questa vita, forse anche in una prospettiva oltremondana – contenuto nei Vangeli. E siccome, sostiene Thellung, il vangelo è molto concreto e lega i sentimenti al comportamento; e non si limita a dare indicazioni di principio, ma spiega anche come fare a metterle in pratica, in appendice al libro l’autore propone alcune strategie, alcuni comportamenti, alcuni modelli di relazione, in gran parte tratti da sue esperienze.

Da quella coniugale, che dura ormai da oltre 60 anni, a quella fatta durante i lunghi anni trascorsi insieme ad altre famiglie nella Comunità del Mattino, da Thellung animata per oltre un decennio. Una possibile, provvisoria conclusione arriva da una conversazione casuale che l’autore ha avuto poco prima di pubblicare il libro. Da un autorevole amico, a cui aveva sottoposto le bozze, arriva questa domanda: «Ma allora alla luce di questo scritto, esiste qualcuno che sia autenticamente cristiano?».

A cui Thellung ha risposto: «Cristiano autentico è chi tiene ben chiaro davanti a sé il messaggio di Gesù, senza svalutarlo secondo i propri comodi, e contemporaneamente prova anche un po' di vergogna perché sa di metterlo in pratica sempre troppo poco».

Valerio Gigante

 

Ho letto con molto piacere il tuo ultimo libro e resto sempre ammirato per la freschezza e la vitalità che caratterizzano le tue pagine.

Elio Rindone

 

Sessanta pagine eccellenti e ben argomentate: non è facile. Ancora una volta esprimo ammirazione per la tua umanità e per il tuo afflato con il mondo che ti circonda

Maurizio Pozzi

 

Ho letto con estremo interesse “la tua ultima fatica” che è risuonata in me come un “compendio” del tuo credere e delle tue “speculazioni” sulla vita, sulla morte e sull’Energia vitale che ci sospinge e ci sostiene con tutto il suo bagaglio di domande.
So bene che preferisci le critiche, perché stimolanti e foriere di ulteriori intuizioni, ma non mi è stato possibile trovarne vista l’assonanza di pensiero, di scelte di vita e di comportamento (seppur con tutti i dovuti distinguo di spazio e di tempo) che ho trovato nelle tue parole.
Non essendo in grado di esprimere compiutamente la mia gratitudine per tutto ciò che hai apportato nella mia vita, ti invio un enorme GRAZIE per la bellezza e la ricchezza di ogni riga del tuo libro.

Mario De Carolis

 

Ho ricevuto e letto tutto d'un fiato il tuo libro, del cui dono ti ringrazio di tutto cuore. Come sempre vai alla sostanza delle cose senza perderti in disquisizioni accademiche e dunque marginali, con una scrittura appassionata e fortemente comunicativa. Come non condidere ogni parola del tuo testo? Mi fa dunque piacere che un editore ben presente nella raltà italiana abbia pubblicato le tue riflessioni curandone anche la diffusione presso un pubblico non "di nicchia". E' di testi chiari e decisi e insieme calorosi che abbiamo oggi
bisogno.
Ancora grazie, di tutto cuore, del racconto della tua fede limpida e sicuramente non dogmatica né ingenua.

                                                                           Gilberto Squizzato

 

“Il Vangelo spogliato” è una magnifica lettura del Vangelo, convincente, acuta, persuasiva. E’ una lucida spiegazione di che cosa significhi essere cristiano. Leggendo questo saggio la maggioranza dei cristiani dovrebbe guardarsi allo specchio e ammettere di non essere molto cristiana, o di esserlo solo superficialmente, o ancora peggio. 
L’autore “spoglia” il Vangelo, lo riduce all’essenziale, all’originale, all’insostitubile, ai fondamentali e rivoluzionari insegnamenti-guida del profeta itinerante che veniva da Nazareth.
Fate agli altri ciò che vorreste fatto a voi (in chiave positiva, quindi, non in quella negativa del “non fate agli altri…”, che sarebbe molto riduttivo);
 Amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amato;
 Amate i vostri nemici.
L’amore incondizionato e senza limiti permea tutto il testo di Thellung. L’amore verso tutti è il messaggio coinvolgente (e sconvolgente), che l’autore estrapola “spogliando” il Vangelo. E’ questo l’insegnamento più profondo e originale che ne emerge, spiegato e illuminato dall’autore in tutte le sfumature.
Già, ma come si fa ad amare, si chiede Thellung? E come si fa ad amare i nemici?
La risposta c’è, anche se richiede qualche fatica. L’amore a cui il cristiano è chiamato non è un amore sentimentale. Dipende invece dalla nostra volontà e va coltivato con cura. Se poi ci aggiungiamo un po’ di coinvolgimento emotivo, tanto meglio. Anzi, quest’ultimo aumenterà senz’altro man mano che ci educhiamo ad una dimensione di accoglienza, di vicinanza solidale con l’altro. Ci vogliono quindi buona volontà, perseveranza e fiducia.
Inoltre, in mancanza di veri e propri “nemici” Thellung propone di mostrarsi benevoli verso gli “antipatici”, surrogato efficace dei nemici.
L’autore, pur ammettendo l’importanza culturale degli studi storici per capire che cosa effettivamente disse o fece Gesù, non li ritiene particolarmente utili per quanto riguarda lo stimolo alla fede. Tuttavia, il suggerimento confidatogli da Ortensio da Spinetoli, da lui citato e molto apprezzato, di utilizzare come metro di misura per la sua ricerca gli aspetti originali di Gesù, somiglia molto al “criterio della discontinuità”, uno dei criteri fondamentali per assegnare “storicità” a parole o azioni del Nazareno. In altre parole, ciò che in Gesù si distacca dalla cultura ebraica corrente, è probabilmente attribuibile al Maestro in persona. Le novità assolute del Vangelo, di cui parla l’autore, sono in fondo espressione di tale criterio di storicità.
Come afferma Thellung, le domande sul senso dell’essere cristiani hanno percorso e percorrono tuttora l’intera sua vita. Alcuni brani di suoi scritti anteriori, riportati in appendice, in piena sintonia con il presente testo, testimoniano efficacemente la continua, personale ricerca dell’autore.

Vincenzo Pezzino

 

ho terminato ora di leggere il tuo bellissimo e stimolante libro e ti ringrazio prima di tutto per aver scritto pensieri e concetti solo in apparenza semplici, ma in realtà profondi e complessi, che affrontano i nodi cruciali della nostra esistenza.
Vivere per amare ed amare per vivere : in estrema sintesi il messaggio del tuo libro. Una vita spesa tutta ad amare gli altri è, a tuo avviso, l'unica via percorribile: chi non ama  non vive e la sua esistenza si concluderà semplicemente con il suo percorso terreno. Chi ama, invece, intrapprende un cammino che lo porterà ad essere figlio di Dio per sempre.
A te questa scelta di essere Cristiani, nel vero senso della parola, sembra fattibile, pur tra mille dubbi e difficoltà. A me sembra un'impresa cosmica, che presuppone di possedere una volontà gigantesca, quale quella teorizzata da Spinoza e da Kant.
Tu affermi di aver creduto in Cristo perchè il suo messaggio, spogliato di tutte le sovrastrutture culturali ed ambientali di chi ce lo ha tramandato, è del tutto nuovo e quindi non può che derivare da Dio. Io in questo non riesco a seguirti, come sul discorso della morte. Secondo la teologia, il Cristianesimo ha senso se crediamo che Cristo sia veramente risorto e che con la sua morte ha cancellato il peccato originale. "...il terzo giorno è resuscitato da morti, è salito al cielo e..."
Fantastiche le tue riflessioni sul litigio: anch'io penso che la nostra società sarebbe migliore se esistesse "L'Accademia del buon litigio" ed infine sul " perdono creativo " la penso esattamente come te.
Ti ringrazio ancora per aver concesso ad un misantropo scettico la possibilità di riflettere sul senso della vita.

Fabrizio Thellung

 

Alla sera, richiamato dal tuo libro, mi sono subito messo a leggerlo.
Sono sintetico, ma intendevo subito dirti. E' un libro molto importante, perchè è profondamente mistico e pratico, perchè è contemplativo e nasce da un'esperienza vissuta tanto e in profondità. Soprattutto è quel cuore aperto, spalancato e costitutivamente accogliente chiunque del Cristo e del mistero cristiano che tu metti al centro. E' questo il punto. Il libro è molto umano ma è anche intriso della grazia divina. Sarà un linguaggio poco abituale, ma mi pare che della grazia prima si parlasse troppo ora troppo poco. Se è necessario umanizzare il divino, e divinizzare l'umano, resta costitutiva quella misteriosa relazionalità P/padre-F/figlio che tu abbozzi con grande bellezza, semplicità e potenza nelle ultime pagine. Tuffarsi nel mistero forse è anche questo amore.

Gianni Vacchelli

 

Ti faccio i miei sinceri complimenti per il tuo nuovo saggio, veramente originale ed esplicativo su che cosa siano effettivamente il cristianesimo e il messaggio di Gesù. Credo che i cristiani l’abbiano largamente dimenticato, o forse non l’hanno mai capito… 

                                                                                                                                     Vincenzo Pezzino
                                      

                                                                                                      

Leggendo la prima parte mi è venuto spontaneo riandare a quanto scriveva una santa a me molto cara, Teresa del Bambino Gesù, là dove annota: «Compresi poi che senza l’amore tutte le opere sono un nulla, anche le azioni più straordinarie, come risuscitare i morti o convertire i popoli». E poco più oltre: «Compresi che l’Amore racchiudeva tutte le vocazioni, che l’amore era tutto, che abbracciava tutti i tempi e tutti i luoghi, in una parola: che l’amore è eterno!» Mi pare racchiudano anche il tuo dire rispetto all’essenziale del Vangelo.

Ho poi gustato ciò che scrivi nella seconda parte che mi pare quasi una concretizzazione di ciò che scrivi in precedenza e che è tanto più bello perché frutto evidente, oltre che di ricerca e di riflessione, di attuazione pratica nel corso della tua lunga e bella vita. Grazie.

Piergiorgio Bortolotti

 

Ti ringrazio molto per il dono del tuo ultimo libro: complimenti vivissimi.
L'ho infatti letto tutto d'un fiato, anche perché ormai so, per così dire, dove vuoi andare a parare.
Quello che più mi è piaciuto è il titolo con il crocefisso, che mi ha subito ricordato quanto diceva Tommaso d'Aquino. Dopo aver deposto la penna, perché riteneva che tutto ciò che aveva scritto era come paglia, aveva detto che il crocefisso è "la parola breve" (Verbum abbreviatum) che il Signore rivela all'universo e in cui racchiude l'intera dottrina della salvezza come in una breve Summa" (Compendio di teologia, cap. 1°). Un fraterno saluto di pace

Fabrizio Truini




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